lunedì 1 gennaio 2018

Auguri a tutti gli stronzi

di Nicodemo
 
Uno sente il bisogno di dire qualcosa di solenne a capodanno, senza rischiare di essere preso in giro. Che dire, la penso come l'anno scorso. Più invecchio e più il credere in futuri radiosi e riscaldati dal sol dell'avvenire diventa un'illusione nemmeno più necessaria. Non credo nella bontà dell'essere umano anche se non credo necessariamente nella sua cattiveria. Credo solo che l'essere umano sia costituzionalmente falso e strategicamente bugiardo. Fa parte della sua natura e anche quando è pieno di buone intenzioni finisce per cedere a quelle vocina che dice "non fare lo stupido, fatti furbo". Cioè in definitiva fai lo stronzo sennò ti fregano. Io vorrei cercare di non fare lo stronzo, giusto per vedere che effetto fa a non esserlo, e perchè essere stronzi è diventata una cosa così comune. Una roba da plebei.
 

venerdì 17 novembre 2017

Coraggio sinistra fatti ammazzare

di Nicodemo



Pavidi ragionieri della politica della partita doppia, leninisti da luna park, trasognati topi di biblioteca che in preda al delirio alcolico si credono Talleyrand. Ma che cazzo, ci voleva tanto a fare uno straccio di lista di sinistra? Bastava dire, vogliamo semplicemente essere di sinistra quind aff... quelli che hanno massacrato l'Italia con i compiti a casa dell'Europa e che nemmeno accennano non dico ad autofustigarsi per la vergogna, ma neanche a sputarsi simpaticamente in un occhio. Mdp. Cosa? Ma fatemi il piacere. Sarebbero di sinistra questi? Il fatto stesso di non chiudere la porta in faccia a nessuno è da fessi, sembra tanto la bella virtù dei poveri con l'anello al naso che piace tanto agli aristocratici e ai radical, il negro tosto e di belle parole, ma mansueto ed educato. Ma rivaff...C'erano quelli di sinistra, invece no, dovevano spaccare i coglioni con la responsabilità di non dividere la sinistra, come se quelli fossero di sinistra e non aspettassero altro togliere la sedia dal culo di Renzi per sedersi al suo banco e farsi menare dalla Troika al posto suo. Ma dico che cazzo di sinistra immaginavate. Dico sinistra, quindi facciamo pure la passerella dei civici, ma poi mettiamo insieme gente che almeno spernacchia la Fornero e si ricorda cos'è il Fiscal Compact, altro che "io sono più liberale di Renzi". 
I grillini ringraziano e a questo punto nemmeno mi dispiace.

sabato 4 novembre 2017

"E' uzbeko, quindi è colpa di Putin". Il complottismo di Rula Jebreal sugli attentati di New York



da l'Antidiplomatico

Rula Jebreal, ex moglie di  Arthur Altschul Jr., figlio di un partner di Goldman Sachs, è una delle “esperte” di Medio Oriente preferite dalla Tv italiana. Dagli Stati Uniti dove vive e lavora viene spesso chiamata nelle trasmissioni cosiddette di "approfondimento" per spiegare all’opinione pubblica italiana quello che accade in quelle aree del mondo.


Nel giorno dell'attenatato a New York, con un messaggio twitter che ha del surreale, Jebreal ha accusato Putin di una non chiara responsabilità morale.


Il motivo? La nazionalità uzbeka del terrorista.

Sembra incredibile ma questo è il tweet:



 
Rula Jebreal @rulajebreal
The terrorist is from Uzbekistan, part of Putin’s police states: More evidence that tyrants fuel terror, and produce massive radicalization. https://twitter.com/realdonaldtrump/status

Un’altra prova che i tiranni incrementano il terrore e producono radicalizzazione di massa”. Putin dall’Uzbekistan, secondo la signora Jebreal, fomenta quella radicalizzazione che ha portato all’attentato di New York.
Oggi l’Uzbekistan, parte dell’Unione Sovietica fino al 1991, non confina neanche più con la Russia. Il terrorismo jihadista sunnita che nasce e si fomenta nell’Asia centrale è oggi uno dei principali problemi di sicurezza interna per Mosca. Impegnata da mesi, quest'ultima, a supportare l’esercito siriano nella liberazione dal jihadismo, fomentato e supportato dall’Occidente e i suoi alleati.
Non a caso Rula Jebral pochi giorni prima della liberazione di Aleppo da parte dell'esercito siriano interveniva in una trasmissione La 7 condotta da Corrado Formigli in cui lanciava quest’appello,  “Perché dobbiamo fermare il genocidio di Aleppo” in cui affermava nell’ordine:


«Assad lo squartatore punta adesso allo sterminio totale di Aleppo»
«dobbiamo fermare l’olocausto» e «il genocidio», «come il Ruanda»  
«il regime ha massacrato gli oppositori rivoluzionari pacifici e aperto le carceri liberando jihadisti e terroristi».

Oggi Aleppo è stata liberata dai terroristi che Jebral chiamava “oppositori rivoluzionari pacifici”. La città ha festeggiato chiaramente nel non vivere più sotto l'autorità dei tagliagola e quella che era la città più florida del Medio Oriente cerca lentamente di tornare alla normalità. Da allora, dalla liberazione, non a caso, la signora Jebreal non ha più affrontato l'argomento Aleppo.

Oggi Jebreal accusa Putin degli attentati contro New York. E domani, statene certi, tornerà dagli Stati Uniti per partecipare a qualche trasmissione "di approfondimento" nelle povere Tv italiane. Ma la domanda ora è: voi le crederete ancora?

La Redazione 


Populismo o muerte. No, muerte al populismo

di Nicodemo

Destra/sinistra? No alto/basso. La nuova categoria politica. Oligarchie contro popolo. Popolo=populismo=nazionalismo=faccio secco il vicino perchè mi ha calpestato l'orto, come è successo fra serbi e croati. Chi ci capisce. Uno fa un pensiero semplice semplice, del tipo possiamo ripararci meglio dagli sfracelli della globalizzazione e da quelle fottute multinazionali se ci riprendiamo lo stato e la sovranità popolare, magari in modo democratico per fare una specie di socialismo nazionale  e cazzo quelli, i negrieri, ti tirano fuori che è roba vecchia e che se pensi ai confini e a questo è mio e lo controllo io, sei a un passo dal suonare la carica per dare la caccia al nero e all'ebreo. Dobbiamo pensare ai nuovi modi di estrarre il plusvalore, al lavoro che non è più lavoro di fabbrica, ma tutto è lavoro, anche fischiettare la pubblicità dell'intimo, perchè anche quello è lavoro immateriale, panteismo spinoziano della merce o che so io la fase sado anale dell'estrazione del plusvalore. Bene indaghiamo questi nuovi dispositivi, facciamo il movimento che modifica i rapporti di forza, ma giammai che prenda il potere, è un'illusione e poi chi lo vuole il partito. Sti cazzi. Insomma per chi devo votare o non votare per far si che tante facce di merda non  decidano più sulla mia pelle e mi raccontino balle sulle risorse che non ci sono e che cazzo vuoi andare in pensione prima dei settant'anni, e ai giovani non ci pensi vecchiaccio egoista, avido e senza cuore. 
Basta

sabato 28 ottobre 2017

Dagli a quel democratico di un fascista

di Nicodemo
 
Ieri ho partecipato per curiosità a un'assemblea cittadina dei 5S. Fascistissimi.
Gli emuli di Farinacci furbetti facevano parlare tutti, si esprimevano pacatamente, disquisivano in modo semplice di volontà popolare, cercando di metterti a tuo agio, come a un seminario filosofico a margine della sagra della salsiccia e parlavano di comunicazione e dinamiche relazionali fra una slide e l'altra, da far invidia alla scuola di Palo Alto. Gente che argomentava con diabolica astuzia di questioni serie, come le carenze nella sanità, lo sperpero di risorse pubbliche, la corruzione, ecc. tutto per mascherarsi da democratici e dissimulare la loro intima fascistaggine. Nessuno che interrompeva, nessuno che faceva comizi. Che furbi!
Ovviamente io indossavo un cappellaccio nero e la maschera di Zorro per non farmi riconoscere, e parlavo con accento svedese a chi mi rivolgeva la parola. Ho mantenuto  l'incognito, per smacherare questi ipocriti. Alla fine però mi sono fatto prendere anch'io nelle spire velenose di questi seduttori, arruffapopolo e  manipolatori  da scientology alla matriciana, e stavo quasi per comprarmi una gigantografia di Rousseau da mettere al posto di quella di Marx nella mia cameretta. 
Maledetti fascisti esaltati.

domenica 22 ottobre 2017

La sinistra metaconcettuale

di Franco Cilli

In sintesi esiste una metacomunicazione. 

È un processo mentale che permette di comunicare sulla comunicazione stessa.  
Parliamo di sinistra. La sinistra si compone di fenomeni che potremmo racchiudere  in due differenti categorie: la categoria sociale-comunicativa e la categoria politica-organizzativa. Nella prima vengono incluse tutte quelle realtà che fanno parte della cosiddetta sinistra diffusa. Pezzi di società che veicolano un'idea solidale di mondo, attravero pratiche e stili comunicativi peculiari. Associazioni, volontariato, circoli culturali, centri sociali e movimenti (questi sono un ibrido fra le due forme). Questo insieme di realtà esprime un'idea di natura che si trasmette attraverso la comunicazione e l'affermazione di un'idea "altra" di società. La categoria politica-organizzativa è invece il luogo della politica praticata che si compendia di elementi normativi e rituali propri delle singole organizzazioni. Ne fanno parte le cellule di partito, le organizzazioni militanti, i centri sociali, i vari movimenti che si muovono su tematiche specifiche e ne fanno parte anche le strutture di partito con il compito di stabilire tattiche, strategie, alleanze, e modalità di relazione e interazione con la cosiddetta società civile. Una saldatura fra queste due dimensioni con fenomeni di interscambio e di osmosi, genera la massa critica necessaria in grado di provocare mutazioni del quadro politico generale, dei rapporti economici, dei costumi e della mentalità in seno a un determinato contesto sociale.

Mi sembra che in Italia queste due dimensioni siano ancora scisse e scarsamente comunicanti, continuando a vivere secondo ritmi e logiche proprie, senza porsi il problema di un livello di astrazione necessario atto a generare fenomeni politici rilevanti. In particolare la dimensione politica-organizzativa appare intrappolata in un loop autodistruttivo, che si fissa unicamente sull'elemento riguardante l'assemblaggio dei singoli componenti dell'agire politico e in generale sugli aspetti formali della politica stessa, ignorando tutti gli altri elementi. Ciò non è necessariamente frutto di ignoranza o cattiva fede, ma espresione della perdita di una capacità di metacomunicare e vedere i fenomeni da un punto di osservazione esterno, restando impigliati in logiche particolari e dinamiche relazionali che sono solo frutto di un malinteso istinto di sopravvivenza. 
Ci vorrebbe qualcuno o qualcosa in grado di recuperare quel senso di distacco metacomunicativo necessario che possa consentire di proiettare la sinistra al di là delle beghe di condominio e saldare le due diverse dimensioni che costituiscono il core della sinistra stessa.


venerdì 29 settembre 2017

La sinistra una e bina

di Franco Cilli 

Partecipo al percorso tracciato dal Brancaccio dentro un sistema di regole non scritte, che affida al metodo democratico partecipativo la stesura di un programma e la formazione di liste da presentare alle prossime elezioni. 
Si è detto, facciamo una lista per dare voce a chi non ce l'ha, per dare rappresentanza politica a istanze, movimenti, passioni civili, soggetti sparsi di una sinistra sociale dannatamente ampia ma frantumata, senza santi in paradiso. 
Bene, d'accordo. Scopro dei compagni bravi e con un passato di impegno politico senza cedimenti, nè disincanti, che sono il sale di una prosa che va forte sui social, ma certo non aggiungono nessun valore a un qualsiasi discorso politico serio. Posso esprimere le mie idee eretiche sull'euro e sull'Europa liberamente e nessuno grida alla bestemmia, manco fosse entrato un cane in chiesa, come direbbe Don Gallo. Insomma tutte premesse rassicuranti e promettenti insieme. Ma, e c'è sempre un ma, su quello che doveva essere un percorso faticoso, e pur tuttavia con una meta visibile, cominciano a farsi strada delle strane e incomprensibili titubanze. Il clima nelle assemblee è buono, le proposte sono molte, l'entusiasmo non manca. La pacatezza e l'abnegazione al metodo democratico regnano sovrani. L'atmosfera placida viene interrotta solo da qualche momentaneo sussulto, quando ci si accorge che ancora fervono iniziative, tavoli, incontri fra le varie componenti di quella che il mainstream definisce "la sinistra a sinistra di Renzi", per capire se c'è ancora spazio per una lista unica che metta insieme tutti, RC compresa. In realtà, per uno strano fraintendimento del concetto di sinistra ci si riferisce più che altro a Pisapia, Bersani, Civati, e fors'anche D'Alema e Frantoianni, lasciando nei titoli di coda il duo Montanari Falcone, senza nemmeno curarsi di citare RC, ma la confusione di tanto in tanto si fa strada.
Da quanto si capisce, ormai sono tutti ammaestrati all'idea che due liste di sinistra non si possono fare, sarebbe un sacrilegio, uno spreco assurdo, un'offesa al buon senso e alla sensibilità del popolo di sinistra. Lo dicono quelli del Manifesto, lo dice pure Repubblica, e se lo fa scappare anche Montanari a margine della festa di Si e in un'intervista alla stsampa. Il guaio è che Montanari ritiene che se "auspicabilmente" ci sarà una sola sinistra, lui "suggerirà" a quelli del Brancaccio di continuare il percorso prestabilito, ma senza avere più una meta, cioè le elezioni prossime venture. Saltare un giro insomma. Si perchè nelle premesse il Brancaccio non nasce, almeno inizialmente, per rifondare la sinistra, ma per fare liste elettorali con un metodo trasparente e democratico. Ma allora perchè saltare un giro se c'è una sola sinistra che in realtà è una destra mascherata?
Ora io mi chiedo senza tanti giri di parole, se siamo nati per distinguerci nettamente da una certa sinistra ancora prigioniera del liberismo, e sappiamo benissimo che nè Bersani, nè Pisapia, nè Civati per citarne solo alcuni, sono minimamnte assimiliabili a un programma antiliberista (Bersani: "io sono più liberista di Renzi"), che senso ha lasciare campo libero a una lista unica di sinistra che secondo i nostri ragionamenti, di sinistra non è? Giusto per essere chiari, io non mi metterò da parte per votare una lista che di sinistra ha solo il nome, e penso che la maggior parte dei brancaccini la pensi come me. Tanto vale allora fare una seconda lista di sinistra, malgrado lo sdegno di Repubblica e del Manifesto e i lamenti di tanti saggi disperati della sinistra, che almeno, pur raccimolando lo zero virgola, ci mettiamo in marcia e iniziamo a farci conoscere. 
Si tratta qui di un'ossessione quasi idolatrica che fa voto di fedeltà a un feticcio o a un simbolo, allo stesso modo di un tifoso di calcio, senza avere nessuna considerazione di programmi e visioni di realtà altenative. 
Io non sono di sinistra per fede, ma per volontà di cambiamento e se l'andazzo e questo, come dice Montanari, che al massimo della sua coerenza logica prima invita a lasciare campo libero a un'unica sinistra, poi dice che non la voterà, il giorno delle elezioni me ne starò a casa.