mercoledì 21 giugno 2017

Europeismo, avanti e poi in fondo a sinistra

di Nicodemo

Mi chiedo, l'europeismo è una religione? E' una superstizione? E' un totem che incute timore e richiede sacrifici umani? E' un superIo multiforme che ti sorveglia e ti fa sentire in colpa se devi dalla retta via? Marx era internazionalista, ma anche no. Insomma se tu stai in un club che per statuto prevede di sfilarti i soldi dalle tasche per darli al membro più in vista del club, perché dovresti rimanerci? Mistero.  La coscienza rimorde per paura che disobbedendo al feticcio si ricada nei meandri oscuri della storia, come se la Svizzera, che europea non è, fosse una piccola patria piena di soldatini pronti a scagliarsi contro l'ebreo di turno, in preda ai deliri febbricitanti della malaria nazionalista, malattia che solo una vaccinazione di massa con il vaccino europeista può debellare.
Un momento, ma  per quanto poco somigliante a uno stato e poco collaudata, l'Europa non è anch'essa una nazione, magari solo più grande? Sono confuso. Ah! Negri, Negri.
 

lunedì 12 giugno 2017

Rossobruni e rosèbruni

di Nicodemo

Senza giri di parole mi sono rotto le palle di quelli che grazie non si sa a quale magica capacità di leggere la mente umana emettono giudizi e tracciano profili senza alcun ritegno. 
Il bersaglio preferito di certi intellettuali adesso sono i cosiddetti rossobruni. Quali sono i criteri per essere definito rossobruno?
Secondo il Manuale Diagnostico Statistco delle patologie politiche della scuola di Velletri, almeno tre di questi items:
Non dire male o non abbastanza male della Russia(genocidi, assassini, protettori del macellaio Assad) e anzi apprezzare la politica di bilancimento del predominio yankee di Putin;
Dare agli americani delle colpe storiche per guerre e dittature, dando segno di non apprezzare la più grande democrazia dell'universo;
Parlare male della UE e anzi ritenere che il suo impianto liberista sia una dannazione per i popoli;
Difendere il dittatore Maduro e attribuire alla destra di quel paese le peggiori nefandezze;
Non aderire agli apelli di Rula Jebreal e Formigli sulla Russia assasina, Assad genocida del proprio popolo, ribelli moderati eroi romantici tipo anarchici della guerra di Spagna;
Affermare a chiare lettere che Israele è uno stato oppressivo e coloniale e commette gravi ingiustizie nei confronti dei palestinesi;
Non dire non me ne frega niente della Libia, dell'Afaganistan e dell'Iraq, e non solidarizzare con chi invece lo dice, però è preoccupato per i diritti LGBT;
Nutrire dubbi su certe femmniste, che vorrebbero l'estinzione del maschio;
Nutrire dubbi sulle politiche migratorie;
Credere nei complotti;
Nominare  termini come nazione, patria, onore, stato etico, hegelismo, spirito della storia;
Ecco a parte gli ultimi due items che sono soddisfati da un'infima minoranza di persone, capirete che in base alla altre voci a essere marchiato come rossobrunonon ci voglia molto. Il bello è che chi critica i rossobruni afferma che mai un rossobruno ammetterebbe di essere tale e che si camuffa benissimo da uno di sinistra. Insomma i garantisti incrollabili e le anime belle tirano fuori la cultura del sospetto, come farebbe un vero rossobruno con un'indole paranoidea e intollerante. Poi parlano di "sinistra penale". Rosèbruni allora.
Insomma i rosè, quelli che vorrebbero stanare i rossobruni, sono il peggiore esempio di una cultura che in apparenza è libertaria, ma nei fatti rappresenta il fianco sinistro del liberismo più schifoso, quello che si maschera con il volto inflessibile del difensore dei diritti civili e chiude un occhio sulle guerre, sulla finanziarizzazione dell'economia e la deregolamentazione del mercato. Per non parlare degli attacchi ai diritti del lavoro e al welfare.
Si, mi avete prorpio rotto le palle, voglio una confederazione con la grande madre Russia.

sabato 10 giugno 2017

giovedì 8 giugno 2017

martedì 6 giugno 2017

Appello per una sinistra a modo mio



Franco Cilli

Partiamo dalla consapevolezza che la sinistra è una realtà multiforme e ibrida e che sinora non è mai riuscita a  valorizzare le diversità, ponendosi queste più come conflitto insolubile e criterio ad excludendum che come valore aggiunto. Occorre prendere atto che se tale nodo gordiano non verrà sciolto non ci sarà mai una sinistra maggioritaria. Appare inoltre evidente che sussiste una territorializzazione delle culture in seno alla sinistra, dove ognuno occupa un terreno concettuale, perimetrando ogni orizzonte di senso e rimandando all'altro l'idea dello sconfinamento verso territori eretici, piuttosto che cercare un’integrazione di ambiti differenti. Oggi assistiamo all'ennesimo tentativo, da parte di attori meno vincolati alla storia della vecchia sinistra, di unificare una sinistra diffusa sotto la bandiera della costituzione. La costituzione è importante, importante è il richiamo ai suoi valori di giustizia e libertà, ma tale richiamo non può affiancarsi ad un’analisi dilettantesca e approssimativa delle cause economiche della crisi e della sostanza del liberismo. L’analisi risulta monca e parziale quando non è decisamente distorta. Far risalire il problema del bilancio e dell’austerità all’elusione e all’evasione fiscale è un’ingenuità grossolana, che elude il discorso della svalutazione del costo del lavoro imposto dai trattati europei come conseguenza del suo impianto liberista e difficilmente modificabile con le sole buone intenzioni. Questa visione ingenua dell’economia alienerà una buona parte di soggetti politici e di singoli compagni, che leggeranno in ciò la dimostrazione di un inevitabile approdo acritico nei confronti dell’europeismo, se non addirittura di una presa di posizione dogmatica e non negoziabile nei confronti dello stesso. Nessuno vuole ripetere una nuova Grecia, il problema dei rapporti con l'Europa va posto, senza aut aut da una parte e dall'altra. Altro nodo è il conflitto non dichiarato, sebbene palese, fra le istanze diciamo così “globaliste” e quelle “sovraniste”. Anche qui la dicotomia è una divaricazione che scava un fossato dove tutti i ponti vengono tagliati allo scopo (da parte dei globalisti) di non contagiare la purezza ontologica dei processi di soggettivazione, perno irrinunciabile di qualsiasi orizzonte politico e strategia, sostenuto da un riduzionismo astratto e di stampo nominalista, ma di poca sostanza. Una visione che appare francamente datata rispetto a un’analisi di fase che suggerirebbe perlomeno un passo indietro per riflettere piuttosto che perseverare su vecchi schemi che poco hanno prodotto in passato. Mia opinione che metto sul banco, senza farla diventare l'ennesima irrinunciabile discriminante.

Stare insieme pur nell’apparente inconciliabilità delle posizioni serve per ricalibrare le proprie coordinate di tiro e cercare una sintesi utile allo scopo. Condannare l’ipotesi sovranista come estratto di un’ideologia puramente regressiva, agitando lo spettro dell’eresia nazionalista, è folle. Nessuno vede il ripristino della sovranità quale premessa per un ritorno ai vecchi stati nazione e della retorica patriottica, bensì come premessa essenziale e come insieme di dispositivi necessari per ricacciare il liberismo in gola a chi lo ha congegnato per i propri fini particolari. Chi vede la globalizzazione come incarnazione dello spirito della storia sbaglia, la globalizzazone non è che una variante di un processo storico non lineare, così come la sovranità non può che essere una delle tante variabili simboliche plausibili di un universo logico e posta al vaglio di una critica razionale. Nessuna religione dello stato o della nazione, nessuno spiritualismo globalista.
Il mio appello hegeliano è all’unità degli opposti e alla sintesi di tutte le forze antiliberiste e di chiara ispirazione socialista e comunista.
Per ultimo occorre prendere atto che la sinistra non è sufficiente a se stessa. Ipotizzare un accordo seppure improbabile con i 5S è giusto è doveroso se si vuole governare entro un periodo storico inferiore a un'era geologica. Anche qui la contesa non può essere dottrinaria e nemmeno possiamo soffermarci su posizioni specifiche che certamente sono in contrasto con una visione di sinistra, come talune dichiarazioni a sfondo xenofobo, ma costituiscono un dato che o viene preso di petto e contrastato su un piano di confronto dialettico e di peso specifico delle singole posizioni o è destinato a replicare l’ennesima insanabile dicotomia, che porterà a irrigidimenti e incistamenti delle posizioni politiche di ampie parti dell’elettorato o se preferite del popolo, visto come plebe ignorante e indomita.
Insomma si all'assemblea unitaria del 18 Giugno, ognuno con il coltello fra i denti, ma sempre disposti a cercare un'unità d'intenti.

mercoledì 17 maggio 2017

Possibile l'invasione della Siria

di Tonino D’Orazio, 17 maggio 2017.

Il copione è sempre uguale. Il pretesto è per entrare a casa d’altri con l’approvazione ipocrita di chi ancora crede al diritto internazionale. Assad utilizza (o ha utilizzato) i forni crematori, come Hitler. “Le armi di distruzione di massa”, questa volta, quella chimica, non ha funzionato. Non esistono e sono troppi a dirlo per ricominciare la pallonata. Ma Assad come Hitler può funzionare. Basta pubblicare una foto di uno strano palazzo e certificare l’esistenza di un alto forno, da lì a certificare che sia crematorio, la parola stessa è tabù, il passo è semplice e ad effetto sicuro. In sei anni di guerra non se ne erano mai accorti.
Da più di un mese gli statunitensi, i soliti inglesi in filigrana e gli israeliani, stanno ammassando truppe e armi alla frontiera giordano-siriana. Le foto dai satelliti sono disponibili su vari siti internazionali e non sono fake, cioè disinformazione. Vi sono statunitensi con una brigata intera (4.000 uomini) con vari corpi armati, e bombardieri strategici B1B. I britannici con intere unità di carri armati Challenger e di elicotteri di attacco al suolo Cobra e Apache.
In più vi sono: un esercito eteroclite di “ribelli”, con olandesi, sauditi, giordani, bahreiniti e sei multinazionali di mercenari provenienti da orizzonti diversi. Cosa ci farebbero tutti sulla frontiera giordano-siriana? Alcune forze sono già penetrate nella base siriana di Tenef, nel sud della provincia di Derâa, a ridosso della frontiera.
La stessa cosa sta facendo la Turchia, con Erdogan alla frontiera nord. E’ iniziato lo spiegamento di carri armati, artiglieria, fanteria, forze speciali, esperti e militari sauditi, nella provincia di Idlib, cioè nel territorio siriano stesso.
E’ davanti a tutti lo smacco dell’occidente guerrafondaio con gli accordi di pacificazione ottenuti dal terzetto Russia-Iran-Turchia a Astana, capitale del Kazakistan (3/4 maggio), con la creazione di quattro “zone di sicurezza”, Idlib, Dar’a, Homs e Ghouta periferia est di Damasco, facendo saltare i nervi della “nostra coalizione”. Tanto è che se si parla di pace, anche se minima, i nostri mass media sono costretti a tacere. E’ un po’ come una “no fly zone”, proibita agli aerei della coalizione e anche a quelli russi e iraniani e mantenuta “in pace”, invece che dai caschi blu poco affidabili, soprattutto dai correligionari pasdaran iraniani. Ovviamente l’accordo viene rifiutato dagli israeliani che in risposta hanno bombardato la capitale della Siria Damasco. Non sappiamo questa volta quanti bambini sono morti, non sempre è utile sapere. La scusa criminale è sempre la stessa: difendere la propria sicurezza ammazzando gli altri a casa loro, preventivamente. Non si sa mai. E quindi “non osserveranno l’accordo e continueranno i raids aerei contro qualsiasi attività che possibilmente possa minacciare il suo territorio”, cioè quello rubato a Palestinesi, libanesi e siriani (Golan).
Stranamente una zona, Idlib, a nord, quasi occupata dai turchi con il loro esercito già in loco da mesi, “garanti” degli accordi e, se funziona, vi potrà rispedire (scusate il termine volgare), con gran dispetto dei curdi ivi autoctoni, migliaia di profughi siriani oggi in Turchia bloccati nei campi con i nostri soldi. L’altra zona è quella a sud, Dar’a, sulla frontiera giordana, anche lì per permettere a migliaia di profughi di rientrare.
Ma allora lo spiegamento militare pesante?
Trump non accetta compromessi? Il presidente sanguigno che minaccia tutti per ribadire la supremazia coloniale statunitense si adegua agli accordi di Astana? Improbabile ufficialmente, è troppo sotto attacco, anzi sobillato, dalla stampa di casa per “l’amicizia” con Putin e la Russia, e dall’establishment conservatore, armatore e guerrafondaio. Sembra abbia rivelato documenti top secret sull’Isis. Vuoi vedere che sta smantellando l’aiuto “segreto” dato da Obama-Clinton, insieme a Arabia Saudita, Unione Europea e Israele ai terroristi dell’Isis, di cui tutti sono ormai al corrente? Nel frattempo i media ci istigano all’attenzione sulla Corea del Nord, ai rischi di guerra nucleare, che questo paese, con un missile che raggiunge, forse e non sempre, 600 Km e che forse potrebbe portare una “bomba atomica” di vecchio tipo, cioè un petardo, “minaccia” la sicurezza degli Usa (!) a più di 10.000 km di distanza, quella del Sud elegge un presidente democratico “progressista” filo cinese. 38% degli americani non sanno dove si trova la Corea del Nord.(NYT)
Si è, per esempio, mai visto un presidente Usa che abbia mai potuto fare quello che voleva o quello che aveva promesso? In genere, se testardi, muoiono o si adeguano alle potenti lobby. Questo, nel bene o nel male, non sembra “costruito” per adeguarsi, ma ce lo costringeranno. Quante speranze aveva suscitato la vittoria di Obama sia nei democratici che nei conservatori europei e alla fine è stato il presidente, Nobel per la pace, che ha innescato più guerre, conflitti e genocidi nel mondo degli altri presidenti americani ?
Certamente ritirarsi sconfitti dalla Siria e non aver potuto rubare il loro petrolio, (l’unico rimasto “libero” e “possibile” insieme al Venezuela) ma in realtà, se guardiamo oltre il naso, non aver potuto interrompere gli enormi investimenti euroasiatici delle nuove “vie della seta”, strutture commerciali ed economiche di immenso sviluppo ed investimenti a medio termine che li caccerebbe dal grande continente delle “terre emerse” popolato da più di 5 miliardi di individui (forse meglio consumatori), pone gli Usa in una ulteriore perdita di monopolio mondiale. Loro sono convinti di essere padroni del mondo. Ne fanno una filosofia sociale e culturale di ultima istanza e convinzione che trasuda sempre, per esempio, da qualsiasi loro film visto che sono sempre loro a “salvare” il mondo, facendo dimenticare le 32 guerre per la loro “democrazia” in cui sono implicati oggi. E possono fare, quasi, tutto quello che vogliono e possono giustificarlo anche dopo. Hanno una filarmonica mass mediatica per convincere tutti, o altro. Troisi: ”fanno le guerre per fare i film e avere sempre ragione”.
La Siria è un crocevia vero di sbocco nel Mediterraneo, (se si prende la briga di individuarne i tracciati), e il trio Iran-Russia-Turchia sono al centro del futuro sviluppo mondiale est-ovest proveniente da Cina e India. Noi saremmo collegati via mare con Suez e l’Adriatico, il Pireo (Grecia) è già cinese e poi Mestre/Trieste. Un “deposito” in prefase di acquisto sembra Gioia Tauro, ma sul Tirreno. Via terra sarà complicato, ma alla fine saremo collegati, dall’ex Jugoslavia, via la pianura padana verso Francia, (Marsiglia), Spagna (Barcellona/Madrid) e Portogallo (Porto/Lisbona), dall’Atlantico al Mar di Cina. Del G7, solo l’Italia (con Gentiloni) è stata invitata al progetto e alla riunione operativa dell’inizio di maggio a Pechino per la firma dei primi accordi.
In Asia Minore vengono tagliati fuori la penisola arabica, gli Emirati e Israele. L’Africa dell’est, con i cinesi in pieno impianto, (hanno comperato da anni centinaia di migliaia di ettari di terra da rendere coltivabile in Somalia), viaggia a parte e sono previsti solo collegamenti via mare, nel Pacifico e oceano Indiano, (Kenia, Mombasa). Queste grandi vie, di commercio, di energia, di cultura sono già presenti in vari spezzoni e in vari paesi e le rotte potrebbero essere completate abbastanza rapidamente, malgrado la grandiosità delle opere, sia ferroviarie che stradali. Rimane la turbolenza politica in molti paesi sulla tratta, ma intanto vi sono a disposizione, dalla nuova Banca Mondiale di Investimento dei Brics, una enorme quantità di dollari (anche se assegni a vuoto color verde, di cui la Cina si sta liberando un po’ alla volta) e alcuni progetti potrebbero essere completati entro il 2021. La Gran Bretagna, non invitata perché in guerra in quasi tutta l’area da secoli, ha comunque chiesto di partecipare. Imperativo salvare il peso della City.
Solo la Siria potrebbe bloccare la colonizzazione commerciale, e lo sviluppo preponderante della Cina verso il Mediterraneo, ma anche viceversa. A pensarci bene la presenza americana nell’area diventa per loro un salvagente, finché potrà durare. Tra l’altro, su quella via ci sono quasi tutte le grandi infrastrutture, distrutte democraticamente, da ricostruire. Vi assicuro che non penso al palazzinaro Trump.

lunedì 15 maggio 2017

Io ho le prove, ma non so perchè non ci sono stato

"Tu che parli a fare del Venezuela, ci sei mai stato? Ci hai lavorato? Io ci ho lavorato, quando ci hai lavorato per dieci anni parli". "Maduro è un fascista, lo dico io e se non basto io ci sono pure i  miei cugini che vivono lì, e quindi così è". Punto. Questa l'obiezione di quelli che hanno capito tutto, perchè sono stati in un posto che tu conosci solo indirettamente.O anche di quelli che pur non essendo stati in quel dato posto si sono formati un'idea da chi c'è stato, come se il tizio fosse l'unico al mondo ad averci messo piedi e ad avere l'autorità per parlare. 
Dunque per alcuni si può esprimere un'opinione sui fatti del mondo solo per esperienza diretta. Le logiche della politica e della storia sono comprensibili unicamente attraveso un'immersione diretta nelle singole realtà, solo "gettando" il proprio essere nel casino dell'umanità. In pratica, seguendo questo criterio è già un'impresa parlare del proprio condominio. Si ma in fondo che sappiamo anche noi italiani dell'Italia. Conosco forse il Piemonte a fondo? Ma nemmeno il Molise figuriamoci. Tutti zitti allora e si parla solo ed esclusivamente  a ragion veduta e vissuta. Si ma vissuta per quanto tempo? E quanto intensamente. Ma a pensarci bene il Venezuela esiste? E io che mi vivo e mi frequento da quando sono nato, posso davvero  dire di conoscere me stesso? E quello stronzo che mi intima di non parlare  se in quel posto non ci sono stato, come faccio a dire che è uno stronzo, nemmeno lo conosco. Eppure sento che è così. Buonanotte.