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giovedì 20 settembre 2018

La sinistra non è morta, ma ha chiesto l'eutanasia

di Nicodemo

la sinistra non è ancora deceduta, ma soffre molto, è scesa di peso, suda, ha spasimi violenti che la fanno torcere dal dolore, ma soprattutto delira. Credo sia ormai incurabile. Ripete con insistenza cose senza senso...sovranismo...nazionalismo... più Europa...nazional socialismo. Alle volte è buffa e sputa cose tipo Salvini merda, di Maio bibitaio...che ridere. Sono al suo capezzale, ma come medico mi sento impotente. L'unica cosa che posso fare e cercare di farla rinsavire per farla morire con dignità. Il Serenase purtroppo non sortisce effetto.  "Cambieremo l'Europa da dentro", continua a ripetere in un rantolo soffocato. Ormai sono  deliri cristallizzati. Alle volte in uno sprazzo di lucidità, sussurra: " basta non ce la faccio più lasciatemi morire". Penso che umanamente dovremmo prendere in considerazione questa richiesta.

venerdì 17 novembre 2017

Coraggio sinistra fatti ammazzare

di Nicodemo



Pavidi ragionieri della politica della partita doppia, leninisti da luna park, trasognati topi di biblioteca che in preda al delirio alcolico si credono Talleyrand. Ma che cazzo, ci voleva tanto a fare uno straccio di lista di sinistra? Bastava dire, vogliamo semplicemente essere di sinistra quind aff... quelli che hanno massacrato l'Italia con i compiti a casa dell'Europa e che nemmeno accennano non dico ad autofustigarsi per la vergogna, ma neanche a sputarsi simpaticamente in un occhio. Mdp. Cosa? Ma fatemi il piacere. Sarebbero di sinistra questi? Il fatto stesso di non chiudere la porta in faccia a nessuno è da fessi, sembra tanto la bella virtù dei poveri con l'anello al naso che piace tanto agli aristocratici e ai radical, il negro tosto e di belle parole, ma mansueto ed educato. Ma rivaff...C'erano quelli di sinistra, invece no, dovevano spaccare i coglioni con la responsabilità di non dividere la sinistra, come se quelli fossero di sinistra e non aspettassero altro togliere la sedia dal culo di Renzi per sedersi al suo banco e farsi menare dalla Troika al posto suo. Ma dico che cazzo di sinistra immaginavate. Dico sinistra, quindi facciamo pure la passerella dei civici, ma poi mettiamo insieme gente che almeno spernacchia la Fornero e si ricorda cos'è il Fiscal Compact, altro che "io sono più liberale di Renzi". 
I grillini ringraziano e a questo punto nemmeno mi dispiace.

domenica 22 ottobre 2017

La sinistra metaconcettuale

di Franco Cilli

In sintesi esiste una metacomunicazione. 

È un processo mentale che permette di comunicare sulla comunicazione stessa.  
Parliamo di sinistra. La sinistra si compone di fenomeni che potremmo racchiudere  in due differenti categorie: la categoria sociale-comunicativa e la categoria politica-organizzativa. Nella prima vengono incluse tutte quelle realtà che fanno parte della cosiddetta sinistra diffusa. Pezzi di società che veicolano un'idea solidale di mondo, attravero pratiche e stili comunicativi peculiari. Associazioni, volontariato, circoli culturali, centri sociali e movimenti (questi sono un ibrido fra le due forme). Questo insieme di realtà esprime un'idea di natura che si trasmette attraverso la comunicazione e l'affermazione di un'idea "altra" di società. La categoria politica-organizzativa è invece il luogo della politica praticata che si compendia di elementi normativi e rituali propri delle singole organizzazioni. Ne fanno parte le cellule di partito, le organizzazioni militanti, i centri sociali, i vari movimenti che si muovono su tematiche specifiche e ne fanno parte anche le strutture di partito con il compito di stabilire tattiche, strategie, alleanze, e modalità di relazione e interazione con la cosiddetta società civile. Una saldatura fra queste due dimensioni con fenomeni di interscambio e di osmosi, genera la massa critica necessaria in grado di provocare mutazioni del quadro politico generale, dei rapporti economici, dei costumi e della mentalità in seno a un determinato contesto sociale.

Mi sembra che in Italia queste due dimensioni siano ancora scisse e scarsamente comunicanti, continuando a vivere secondo ritmi e logiche proprie, senza porsi il problema di un livello di astrazione necessario atto a generare fenomeni politici rilevanti. In particolare la dimensione politica-organizzativa appare intrappolata in un loop autodistruttivo, che si fissa unicamente sull'elemento riguardante l'assemblaggio dei singoli componenti dell'agire politico e in generale sugli aspetti formali della politica stessa, ignorando tutti gli altri elementi. Ciò non è necessariamente frutto di ignoranza o cattiva fede, ma espresione della perdita di una capacità di metacomunicare e vedere i fenomeni da un punto di osservazione esterno, restando impigliati in logiche particolari e dinamiche relazionali che sono solo frutto di un malinteso istinto di sopravvivenza. 
Ci vorrebbe qualcuno o qualcosa in grado di recuperare quel senso di distacco metacomunicativo necessario che possa consentire di proiettare la sinistra al di là delle beghe di condominio e saldare le due diverse dimensioni che costituiscono il core della sinistra stessa.


venerdì 29 settembre 2017

La sinistra una e bina

di Franco Cilli 

Partecipo al percorso tracciato dal Brancaccio dentro un sistema di regole non scritte, che affida al metodo democratico partecipativo la stesura di un programma e la formazione di liste da presentare alle prossime elezioni. 
Si è detto, facciamo una lista per dare voce a chi non ce l'ha, per dare rappresentanza politica a istanze, movimenti, passioni civili, soggetti sparsi di una sinistra sociale dannatamente ampia ma frantumata, senza santi in paradiso. 
Bene, d'accordo. Scopro dei compagni bravi e con un passato di impegno politico senza cedimenti, nè disincanti, che sono il sale di una prosa che va forte sui social, ma certo non aggiungono nessun valore a un qualsiasi discorso politico serio. Posso esprimere le mie idee eretiche sull'euro e sull'Europa liberamente e nessuno grida alla bestemmia, manco fosse entrato un cane in chiesa, come direbbe Don Gallo. Insomma tutte premesse rassicuranti e promettenti insieme. Ma, e c'è sempre un ma, su quello che doveva essere un percorso faticoso, e pur tuttavia con una meta visibile, cominciano a farsi strada delle strane e incomprensibili titubanze. Il clima nelle assemblee è buono, le proposte sono molte, l'entusiasmo non manca. La pacatezza e l'abnegazione al metodo democratico regnano sovrani. L'atmosfera placida viene interrotta solo da qualche momentaneo sussulto, quando ci si accorge che ancora fervono iniziative, tavoli, incontri fra le varie componenti di quella che il mainstream definisce "la sinistra a sinistra di Renzi", per capire se c'è ancora spazio per una lista unica che metta insieme tutti, RC compresa. In realtà, per uno strano fraintendimento del concetto di sinistra ci si riferisce più che altro a Pisapia, Bersani, Civati, e fors'anche D'Alema e Frantoianni, lasciando nei titoli di coda il duo Montanari Falcone, senza nemmeno curarsi di citare RC, ma la confusione di tanto in tanto si fa strada.
Da quanto si capisce, ormai sono tutti ammaestrati all'idea che due liste di sinistra non si possono fare, sarebbe un sacrilegio, uno spreco assurdo, un'offesa al buon senso e alla sensibilità del popolo di sinistra. Lo dicono quelli del Manifesto, lo dice pure Repubblica, e se lo fa scappare anche Montanari a margine della festa di Si e in un'intervista alla stsampa. Il guaio è che Montanari ritiene che se "auspicabilmente" ci sarà una sola sinistra, lui "suggerirà" a quelli del Brancaccio di continuare il percorso prestabilito, ma senza avere più una meta, cioè le elezioni prossime venture. Saltare un giro insomma. Si perchè nelle premesse il Brancaccio non nasce, almeno inizialmente, per rifondare la sinistra, ma per fare liste elettorali con un metodo trasparente e democratico. Ma allora perchè saltare un giro se c'è una sola sinistra che in realtà è una destra mascherata?
Ora io mi chiedo senza tanti giri di parole, se siamo nati per distinguerci nettamente da una certa sinistra ancora prigioniera del liberismo, e sappiamo benissimo che nè Bersani, nè Pisapia, nè Civati per citarne solo alcuni, sono minimamnte assimiliabili a un programma antiliberista (Bersani: "io sono più liberista di Renzi"), che senso ha lasciare campo libero a una lista unica di sinistra che secondo i nostri ragionamenti, di sinistra non è? Giusto per essere chiari, io non mi metterò da parte per votare una lista che di sinistra ha solo il nome, e penso che la maggior parte dei brancaccini la pensi come me. Tanto vale allora fare una seconda lista di sinistra, malgrado lo sdegno di Repubblica e del Manifesto e i lamenti di tanti saggi disperati della sinistra, che almeno, pur raccimolando lo zero virgola, ci mettiamo in marcia e iniziamo a farci conoscere. 
Si tratta qui di un'ossessione quasi idolatrica che fa voto di fedeltà a un feticcio o a un simbolo, allo stesso modo di un tifoso di calcio, senza avere nessuna considerazione di programmi e visioni di realtà altenative. 
Io non sono di sinistra per fede, ma per volontà di cambiamento e se l'andazzo e questo, come dice Montanari, che al massimo della sua coerenza logica prima invita a lasciare campo libero a un'unica sinistra, poi dice che non la voterà, il giorno delle elezioni me ne starò a casa.

mercoledì 7 dicembre 2016

La sinistra, what else?

di Nicodemo


Potete credermi, nè l'esangue Giano bifronte Pisapia con il suo leccato sponsor Repubblica, nè i cantori della sinitra ontologica europeista e giammai il ritorno al nazionalismo demente e di destra anyway, potranno risollevare le sorti della sinistra. Una cosa del genere sinistra può avere forza e incisività se ha faccia tosta e se aggredisce al cuore il problema, cioè l'euro e la UE con i suoi trattati scellerati. 
Non starò qui a scimmiottare Bagnai nè a ripetere argomentazioni che ci convincano di ciò che tutti dovremmo sapere, e cioè che l'euro è una fregatura e che la UE è una trappola mortale. Se qualcuno non lo ha capito o finge di non capirlo non merita considerazione. Nessuna sinistra, che sia prudente e meditabonda, realista o incazzata, potrà mai avere voce in capitolo se non manda affanculo a caretteri cubitali e con un sonoro pernacchio questa Europa bastarda e il suo strumento di tortura, l'euro. 
Se, la sinistra, non metterà le mani sulle leve del potere nazionale, potranno passare ere geologiche prima che la il pendolo della storia oscilli verso una forma di economia meno oscena e schifosa di questa che dobbiamo sopportare. 
L'unica forza che la sinistra ha è la nazione. Non le resta che puntare sul piatto l'ingegno e la determinazione di una schiera di  coraggiosi e sfrontati nazional-populisti, per sperare di cambiare le sorti di questa guerra fra pezzi di merda in doppiopetto e plebe inselvatichita e senza anima. 
Credetemi.

domenica 30 ottobre 2016

Il terremoto, la sinistra e i 5S

di Nicodemo

Cose che non c'entrano niente fra di loro eppure c'entrano assai. 
Travaglio, nel suo editoriale di oggi fa un'analisi del consenso al movimento 5S. Risuonano le domande sul perchè, viste le performance scadenti, i 5S continuino a crescere. 
Mi viene spontanea un'associazione di idee: se in un paese dove tutto è immobile, dove  familismo, mafia e clientelismo fanno sì che uno magari diventi primario per logiche spartitorie della politica o dove chi fa sfracelli in una banca o in una società viene premiato, mentre licenziano i dipendenti, ebbene se in un paese del genere l'unica cosa che si muove è la terra, come può stupire se poi le anime si dividono seguendo il segno di una doppia polarità: da una parte l'uomo solo al comando, delega in bianco della politica, sedazione dell'angoscia attreaverso lo spostamento dell'oggetto su un superIo onnipotente (perdonatemi le similitudini alla Recalcati), dall'altra l'ebrezza del nuovo, sia pure gravato da presunte incompetenze e immaturità. E la sinistra? Non pervenuta.

domenica 7 agosto 2016

Populismo di sinistra

di Nicodemo

Tempo fa qualcuno ha detto che ci vorrebbe un populismo di sinistra. Sono d'accordo. Un populismo di sinistra deve essere qualcosa di non troppo politicamente corretto, che aizzi il popolo  facendo presa sulla sua pancia, che faccia gioco su elementi spuri per la sinistra, come il giustizialismo, senza dimenticare il garantismo ovviamente, che non stia a menarsela con "un'altra Europa possibile" e che dica chiaramente che questa Europa è un'accolita di tecnocrati nata per prendere ai poveri per dare ai ricchi, una gabbia da cui dobbiamo uscire senza se e senza ma, perchè non si  è mai visto che uno possa abbellire una gabbia e mettercisi comodo dentro. Neanche a dirlo il populismo sinistrorso deve urlare fino diventare afono che, al contrario di quello che accade, prenderà ai ricchi per dare ai poveri, che nessuno rimmarrà indietro (ricorda qualcosa?), che nazionalizzerà le banche, che abbasserà il tetto degli stipendi dei manager, che riporterà le pensioni a un termine umano e non commisurato a ere geologiche, che spenderà danaro pubblico per scuole, asili, strade, infrastrutture, ecc. ecc. Questo ci vorrebbe e non è nulla di trascendentale a pensarci, un semplice programma di stampo socialista, che a parte l'opzione antieuropeista, potrebbe essere parte di qualsiasi partito di sinistra. Ergo la differenza sta nel modo in cui tale programma viene proposto, nell'enfasi che si da all'agire politico e nell'alone carismatico di un capo o di un gruppo dirigente. 
Manca un solo piccolo particolare: il popolo. Ce l'abbiamo un popolo? Al momento si è messo in aspettativa, anzi fa il furbetto, timbra, ma non si fa vedere.